I protagonisti di questo disco abbracciano la complessità, la diversità e la forza innovatrice di una tradizione musicale che, in questo caso, cerca il dialogo con altri linguaggi, aprendosi al confronto con la musica innovativa.

Da un lato troviamo la chitarra sarda preparata, strumento alieno che ha affascinato i critici musicali di Europa e oltre oceano, dall’altro il canto gutturale del Tenore Murales, espressione di una delle polivocalità più antiche del Mediterraneo, che trova similitudini a Tuva e nella Mongolia.

In VINTI ‘E MAJU l’incontro musicale avviene su piani diversi. La collaborazione tra il Tenore Murales de Orgosolo e Paolo Angeli ha il suo incipit nell’assimilazione della grammatica dei linguaggi tradizionali del Tenore e si estende alle pratiche chitarristiche e ai repertori della Gallura e del Logudoro. Il punto di vista è quello di un’isola nel cuore del Mediterraneo ma, ancor di più, quello di un’isola nell’Isola, Orgosolo, che genera un confronto testuale e dialettico con altre culture musicali, senza rinunciare in nessun momento alla sua specificità.

Il titolo VINTI ‘E MAJU, richiama al rientro in primavera dei pastori nelle terre comunitarie che, a Orgosolo, nel Maggio del 1969, incontrerà l’onda lunga del Maggio sessantottino.

L’esito è un viaggio festoso, meditativo, dirompente nella sua solennità e imprevedibile, che si affida a un flusso in cui affiorano Isterridas, ritmi e girate ‘a Ballu HantauAmutos, a sa SeriaLestraVardeina, danze vertiginose scandite dal suono di Sa trunfa (lo scacciapensieri) e da su Sunetu a bucca (armonica a bocca). L’album ci trascina su terre inabitate, in cui il suono deflagra in pulsazioni frastagliate e acide, alla soglia del punk, per poi riposare su aree algide sperimentali, in cui le voci abbandonano la coralità e vivono nella forza evocativa individuale.

VINTI ‘E MAJU può essere compreso solo se si analizza la forza politica del messaggio espresso nei testi cantati: nei versi di Remundu Piras, Peppino Marotto, Peppe Sotgiu, Peppinu Mereu, Franco Fresi, Gigi Angeli, Maurizio Bassu, emerge un vero e proprio percorso a ritroso nella storia della Sardegna, ora tracciata, ora subita, tra il secolo scorso e oggi. Diversi i temi affrontati: identità, autodeterminazione, speculazione edilizia e energetica, anticolonialismo, antimilitarismo, emigrazione, religione, amore, educazione, rivendicando l’importanza che ha avuto a Orgosolo il Tenore come veicolo di idee di protesta, lotta e rivendicazione sociale e politica.

Il dialogo tra Paolo Angeli e il Tenore Murales, avviene ora sul terreno dell’improvvisazione, ora nella scrittura di partiture immaginarie, arricchite da interventi delicati di field recording e da registrazioni storiche delle prioresse di Orgosolo intente a recitare il Rosario (registrazioni dell’archivio Santa Cecilia). Tra i paesaggi sonori, che evocano un viaggio nel cuore della Sardegna, emergono pagine di memoria e bellezza come Sa Lota ‘e Pratobello (Peppino Marotto), componimento che ripercorre la lotta pacifica della comunità orgolese avvenuta nel giugno 1969 contro il poligono militare.

Accade raramente che avvenga un confronto dialettico così intenso tra  espressioni delle avanguardie, controculture urbane e la tradizione musicale barbaricina.  Sono stati diversi i musicisti dell’area sperimentale internazionale che hanno subito il fascino di quest’arte popolare – da Frank Zappa a Ornette Coleman, da Tom Zé al violoncellista Ernst Reijseger – e non mancano episodi visionari, come l’album registrato, nel 1977, da Marcello Melis con il Tenore Rubano di Orgosolo, tra i principali gruppi vocali a cercare un incontro con altre musiche.

Nell’album VINTI ‘E MAJU, dove non bastano le parole, si vive un viaggio inedito sospeso tra Sardegna, post rock e jazz d’avanguardia, che mostra ancora una volta la vitalità e la voglia di confronto tra i massimi esponenti della tradizione di Orgosolo e uno dei fari della musica sperimentale internazionale.

Al disco verrà dedicato un documentario a cura del regista Alberto Diana, che ripercorre lo straordinario incontro tra Paolo Angeli e il Tenore Murales.

Paolo Angeli
chitarra sarda preparata, voce, elettronica.

Paolo Angeli, cresce con il viso rivolto verso il mare, a Palau, nella punta nord della Sardegna.Partendo dallo strumento tradizionale ha ideato una vera e propria chitarra orchestra: 25 corde, ibrido tra chitarra baritono, violoncello e batteria, dotato di martelletti, pedaliere, eliche a passo variabile. Con questa singolare creazione il musicista sardo rielabora, improvvisa e compone una musica inclassificabile, sospesa tra free jazz, folk noise, pop minimale, post- rock. A partire dalla metà degli anni ’90, Paolo Angeli ha pubblicato 10 album da solista. Dal 2005 vive a Barcellona e suona regolarmente in tour nei più importanti festival e teatri di tutti i continenti. Nel 2018 Angeli si è esibito alla Carnegie Hall di New York, entrando così nella rosa dei più importanti musicisti ‘innovatori con radici’ della scena mondiale. Se determirante negli anni ’90 fu l’incontro di Paolo Angeli con l’anziano custode delle forme galluresi e logudoresi Giovanni Scanu e con il maestro indiscusso dell’avanguardia Fred Frith, altrettanto importante si rivela nel 2003 la richiesta di un nuovo modello di chitarra sarda preparata da parte del chitarrista statunitense Pat Metheny. Ha improvvisato e collaborato con Fred Frith, Iva Bittova, Hamid Drake, Evan Parker, Antonello Salis, Pat Metheny, Jon Rose, ect.

Tenore Murales de Orgosolo
Franco Corrias voche
Salvatore Musina, Cosimo Mureddu sas mesuvohes
Maurizio Bassu sa hontra
Antonio Musina bassu

Il Tenore Murales di Orgosolo non ha bisogno di presentazioni, rappresenta una delle eccellenze più importanti nel patrimonio canoro della Sardegna.
Il Tenore Murales nasce nel 1991. Subito dopo si costituisce come Associazione Culturale, comprendente anche un corpo di ballo e diversi strumentisti, con l’obiettivo di tutelare, valorizzare e promuovere la lingua, la cultura e le tradizioni locali. In questi quasi trent’anni di vita, oltre all’attività artistica, che ha portato il Tenore a partecipare a centinaia di manifestazioni non solo in Sardegna, ma anche nella penisola e all’estero, è stata l’intensa attività culturale a contraddistinguere Murales. In questi anni ha promosso eventi culturali e rassegne musicali, ha compiuto studi sulle tradizioni popolari orgolesi e curato l’edizione di diversi libri, oltre ad aver organizzato, a partire dal 1995, corsi di canto e di ballo nelle scuole. Numerose le partecipazioni a rassegne e festivals nazionali ed internazionali. Il 22 settembre 2013, in occasione della visita pastorale del Santo Padre a Cagliari, per suggellare il legame tra il capoluogo sardo e Buenos Aires, nel nome della patrona della Sardegna Nostra Signora di Bonaria, il Tenore Murales, con la partecipazione del corpo di ballo, ha cantato alla presenza di Papa Francesco.
Il Tenore Murales annovera diverse registrazioni; tra queste va evidenziato l’album prodotto nel 2018 No sias isciau (Non essere schiavo), vincitore del premio discografico Mario Cervo 2019, accompagnato da un libro che contiene un’analisi del canto orgolese, ne ripercorre la storia e costituisce una vera e propria guida all’ascolto del disco.
Per la prima volta sono contenute, all’interno di uno stesso CD, tutte e dieci le modalità esecutive del tenore di Orgosolo; per la prima volta, in uno stesso disco, sono presenti due Tenores, che a volte cantano separatamente e a volte insieme, in una modalità conosciuta ad Orgosolo con il nome Mibelli. Il libro, scritto da Banne Sio, con testi in sardo, italiano e inglese, contiene una approfondita analisi del canto orgolese: dalla descrizione delle peculiarità del tenore di Orgosolo all’analisi di tutte le modalità esecutive del repertorio.