Giulio Rapetti, in arte Mogol, festeggia 90 anni. Una vita dedicata alle parole, alla musica e alle emozioni, con un sodalizio indimenticabile con Lucio Battisti e centinaia di canzoni entrate nella memoria collettiva italiana.
«Poeta è non solo colui che sa comunicare profonde emozioni, ma anche chi è in grado di riceverle».
È forse in questa frase che si trova la chiave per raccontare Mogol, al secolo Giulio Rapetti. A 90 anni, il grande paroliere italiano continua a guardare alla musica come a uno strumento capace di dare forma alle emozioni, raccontare la vita e trasformare esperienze personali in sentimenti universali.
Novant’anni vissuti tra parole, musica, intuizioni, successi e avventure. Una lunga storia professionale che ha attraversato decenni della canzone italiana e che ha lasciato un’impronta indelebile soprattutto grazie allo storico sodalizio con Lucio Battisti.
Mogol compie 90 anni: una vita al servizio della musica italiana
Giulio Rapetti è uno dei nomi più importanti della storia della canzone d’autore italiana. La sua carriera come paroliere prende forma già nella seconda metà degli anni Cinquanta, seguendo inizialmente le orme del padre Mariano Rapetti, dirigente della casa editrice musicale Ricordi.
Nel 1959 la SIAE gli attribuisce ufficialmente lo pseudonimo Mogol, scelto tra una rosa di circa 120 nomi inventati dallo stesso Rapetti e sottoposti alla società.
Da allora, quel nome è diventato sinonimo di un modo nuovo di scrivere canzoni: parole capaci di parlare direttamente a chi ascolta, raccontando amori, inquietudini, libertà, viaggi, solitudini e desideri.
Secondo i numeri a lui attribuiti, sono 1.776 i brani firmati da Mogol e circa 500 milioni i dischi venduti. Numeri che raccontano soltanto in parte la dimensione del suo contributo alla musica italiana.
Mogol e Lucio Battisti: il sodalizio che ha cambiato la canzone italiana
Il capitolo più celebre della carriera di Mogol è senza dubbio quello scritto insieme a Lucio Battisti.
I due si incontrano nel 1965, quando Battisti è ancora un giovane chitarrista de I Campioni. Mogol intuisce immediatamente le potenzialità del musicista e contribuisce alla scrittura dei suoi primi brani, tra cui Dolce di giorno, Luisa Rossi e Balla Linda.
Nello stesso periodo arriva anche 29 settembre, affidata all’Equipe 84, una delle canzoni destinate a segnare la storia della musica italiana.
Mogol è convinto che Battisti debba cantare personalmente le proprie canzoni e riesce a spingerlo verso il microfono nonostante le resistenze dell’ambiente discografico. L’intuizione si rivela decisiva.
Nel 1969 Battisti arriva al grande pubblico con Un’avventura, presentata al Festival di Sanremo, e nello stesso anno pubblica il suo primo album.
È l’inizio di una delle collaborazioni artistiche più importanti della musica italiana.
Il viaggio a cavallo e la nascita di un nuovo linguaggio
La svolta arriva nel 1970. Mogol e Battisti intraprendono un lungo viaggio a cavallo attraverso l’Italia, da Milano verso Roma, passando per Sarzana e La Spezia.
Quell’esperienza diventa una sorta di laboratorio creativo e umano. Pochi mesi dopo arriva Emozioni, una delle canzoni simbolo della coppia.
Negli anni Settanta il binomio Mogol-Battisti produce una straordinaria sequenza di successi: Il mio canto libero, Una donna per amico, Ancora tu, Sì, viaggiare, Con il nastro rosa e molti altri brani destinati a diventare patrimonio della musica italiana.
Il segreto del loro successo sta anche nella capacità di Mogol di trasformare le emozioni quotidiane in parole immediatamente riconoscibili. I suoi testi parlano di esperienze intime, ma riescono a diventare universali.
Le parole sembrano quasi essere già nascoste dentro la musica e aspettare soltanto di essere trovate.
La fine del sodalizio con Battisti
Nel 1980, dopo circa quindici anni di collaborazione, il rapporto artistico tra Mogol e Battisti si interrompe.
Alla base della separazione ci sono anche divergenze legate ai proventi dei successi ottenuti insieme. Una frattura che Mogol ha raccontato nel corso degli anni senza mai nascondere il peso emotivo di quella decisione.
«Ci separammo ma senza rancore», ha ricordato Rapetti. Ma la distanza da Battisti rimase una ferita importante, anche dopo la morte del cantautore.
Anni più tardi Mogol arrivò persino a chiedersi se, al di là dell’equità economica, avrebbe potuto accettare che le cose rimanessero così.
Da Celentano a Rino Gaetano: le altre canzoni di Mogol
Ridurre Mogol alla sola collaborazione con Battisti, però, significherebbe raccontare soltanto una parte della sua storia.
Nel corso della sua carriera ha scritto o tradotto testi per alcuni dei più grandi interpreti della musica italiana.
Tra gli artisti che hanno portato al successo sue canzoni ci sono Renato Zero, Caterina Caselli, Adriano Celentano, i Dik Dik, l’Equipe 84, Fausto Leali, The Rokes, Bobby Solo, Little Tony, Rino Gaetano, Mango, Riccardo Cocciante, la PFM e i New Trolls.
Da A chi a Impressioni di settembre, da Oro a L’emozione non ha voce, il repertorio legato al suo nome attraversa generi, generazioni e stagioni diverse della musica italiana.
È anche per questo che Mogol non può essere considerato soltanto il “paroliere di Battisti”: il suo lavoro ha contribuito a costruire un pezzo significativo della memoria musicale del Paese.
Mogol a 90 anni: «Non si nasce giovani, ma lo si diventa»
Mogol ama definirsi un “giovane anziano”. Una definizione che si lega a un’altra delle sue frasi ricorrenti: «Non si nasce giovani ma lo si diventa».
Nel corso della sua vita ha raccontato di considerarsi una delle persone più fortunate e avventurose che abbia mai conosciuto. Esperienze, incontri, rischi e imprevisti hanno alimentato il suo modo di osservare la realtà e di trasformarla in parole.
Il suo pensiero ruota spesso intorno a un principio semplice: vivere cercando di essere coerenti con ciò che si fa, attraversando anche cadute e difficoltà senza perdere la capacità di guardare avanti.
A 90 anni, Mogol rappresenta così non soltanto un pezzo della storia della musica italiana, ma anche una particolare idea della scrittura: le parole di una canzone non devono semplicemente accompagnare una melodia, ma devono riuscire a darle un’anima.
Gli auguri di Alessandro Giuli a Mogol
Tra gli omaggi arrivati per il novantesimo compleanno c’è anche quello del ministro della Cultura Alessandro Giuli.
«Ci sono poeti che sanno plasmare le emozioni, dare loro ritmo, suono e consistenza», ha dichiarato Giuli, ricordando Mogol come una figura capace di raccontare stati d’animo senza tempo e di consegnarli all’interpretazione dei grandi protagonisti della musica italiana.
Un riconoscimento che riassume bene il peso di Giulio Rapetti nella cultura musicale del nostro Paese.
Perché, a 90 anni, Mogol continua a essere molto più di un paroliere.
È un autore che ha saputo trasformare emozioni private in parole collettive, esperienze personali in canzoni e versi in memoria.
E forse è proprio questa la sua eredità più grande: aver dimostrato che, quando le parole trovano la musica giusta, possono continuare a vivere molto più a lungo di chi le ha scritte.
