“SKYSCRAPER” è il secondo disco della band bresciana dei the Sleepless uscito il 19 settembre 2019.

Un concept album che racconta la giornata del 17 marzo 2019 di Jeffrey (personaggio di fantasia ossessionato dalla matematica) dalle 07:41 del mattino alle 23:47 della sera stessa.

Il disco è completamente auto prodotto, scritto, arrangiato e registrato da Manuel Mariolini, Stefano Bellini e Marco Poiatti.

Nel progetto hanno preso parte anche Tiziana Salvini e Luca Bonomelli, rispettivamente voce e chitarra solista della traccia n.8 intitolata The woodworm’s ballad, Ferdinando Saloni al sax della n.4 Rem too e Raffaele Stefani alle controvoci di The doubt, traccia n. 7.”

 

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Il trailer di presentazione di Skyscraper

 

IL SITO UFFICIALE:

http://www.thesleeplessproject.com/

the Sleepless

 

 

 

 

 

Per comprendere e apprezzare fino in fondo il disco i The Sleepless ci hanno raccontato qualcosa sulla genesi di SKYSCRAPER.

 

ORIGINI E STORIA DI SKYSCRAPER

Chi si ricorda di Pierino e il Lupo, fiaba musicale scritta nel 1936 dal compositore russo Sergej Prokof’ev?
E’ quella storia dove ogni personaggio è rappresentato da uno strumento orchestrale differente ed intervengono nella vicenda con un motivo musicale caratteristico. Non so come e se arriverà questo aspetto dal nostro disco, ma ogni canzone, ogni momento è scandito da un modo di suonare e da un’atmosfera che riconduce allo stato d’animo del protagonista o al semplice contesto scenico e scenografico proposto.
Questa almeno era l’intenzione in fase di scrittura e incisione.
La storia proposta in Skyscraper racconta di un uomo sulla quarantina di nome Jeffrey G. Da tredici anni la sua famiglia lo ha lasciato solo. I motivi non si conoscono. Abbandonato in una clinica privata per persone affette da disturbi mentali. Le giornate passano lente e tutte uguali. L’unica distrazione sono gli enigmi matematici che trova sulle riviste settimanali lasciate alla reception della struttura per i parenti in visita o a colloquio con i medici. Le raccoglie furtivamente, le nasconde sotto il suo materasso e la notte le recupera per giocarci. Di solito prende sonno intorno alle 06:00 del mattino. Quando suona la sveglia è poco più di un ora che riposa. La radiosveglia è puntata sulle 07:41: Jeffrey è ossessionato dai numeri dispari primi. Tutto il disordine riproposto dai suoi ricordi è riordinato da questo ulteriore gioco con la matematica. Il rendez-vous è di tipo militare alle ore 08:00 nella sala delle colazioni. In diciannove minuti riesce a radersi, lavarsi e vestirsi per presentarsi puntuale al primo pasto giornaliero. Abitudine e rigore appresi durante il servizio di leva. Gli ultimi farmaci assunti sono stati quelli delle 22:30, quando il personale medico somministra le terapie ai pazienti prima di farli coricare. A quest’ora del mattino il fisico di JG è a digiuno da quasi dodici ore di medicine e le voci che sente alle 07:43 sono particolarmente alte e fastidiose. Ancora pochi minuti e il caffè arricchito da qualche pillola renderà tutto più sopportabile. Colazione, messa nella piccola chiesetta privata all’ interno del parco e poi panchina a fissare le nuvole fino all’ ora di pranzo. Niente televisione né quotidiani; ordine del direttore sanitario che teme contaminazioni di carattere sociale. Niente dolci, fanno male ai denti. Niente alcolici, fanno male alla mente. Niente visite parenti fino alle 18:00 del sabato successivo. Sono le 11:29 di questa domenica 17 marzo 2019 e contro ogni pronostico Jeffrey riesce ad evadere dalla clinica. Non è giorno per vivere la solita routine. In un lampo è fuori dal cancello, solo. La città è diversa dal centro cure: gente che si muove frenetica, chiacchiera, il rumore del traffico, i colori delle vetrine, le luci delle insegne; una boccata di aria fresca, ma destabilizzante per le abitudini di un uomo malato e schiavo della solitudine. Si allontana dal centro città alla ricerca di un posto più tranquillo. Sotto un grande castagno trova una panchina e ci si addormenta. Al risveglio la luce del sole è stata presa da quella giallastra dei lampioni, si sta facendo buio e Jeffrey non sa dove si trova. Sono le 19:23. Ad un tratto, davanti ai suoi occhi, un palazzo alto circa dieci piani. Decadente. Disordinato. Sporco. Spento. Scorge una porta di vetro socchiusa, probabilmente il portone di ingresso del condominio. Intravede un montacarichi all’ interno e ci si dirige. Sono le 23:03. Sembra tutto così famigliare. Giunto di fronte si accorge che è un ascensore. Entra e pigia il tasto numero dieci. Arrivato a destinazione trova davanti a se la porta di un appartamento. Sono le 23:11. Il ricordo di un amico che abitava in un grattacielo lo pervade. Bussa alla porta. Chi apre non è il gigante che si aspettava. Chiede comunque di poter entrare. L’uomo alla porta capisce che JG è disturbato e spaventato, vestito in pigiama e ciabatte. Una vestaglia color vinaccia copre le sue spalle. E’ sconnesso il modo di parlare. Decide di farlo entrare se pur intimorito da quello sguardo cosi vuoto e assente. Jeffrey vede una portafinestra e chiede di poter uscire in terrazzo, all’ aperto. L’ uomo annuisce e chiude la porta dietro di sé. Sono le 23:47.

ORIGINE E STORIA DI THE WOODWORM’ S BALLAD

Ho un ricordo bellissimo legato a mio padre quando aveva circa 5/6 anni. Ogni tanto quando siamo insieme esce nei nostri discorsi. Non è un ricordo, non l’ho vissuto, ma per anni su questo suo semplice racconto mi sono emozionato e ho costruito interminabili film. Sul retro della casa dei miei nonni c’era un giardino, da loro curato con quella passione e con quella eleganza figlie di altri tempi; oltre l’edera e le rose rosse c’era anche una vecchia botte di legno, vuota e rovesciata, adagiata e riposta vicino alle scala di pietra che portava sul davanti della casa. Mio padre è sempre stato taciturno e molto riservato e talvolta sentiva la necessità di estraniarsi dal mondo. D’estate aspettava lo scoppiare di un temporale per correre fuori in giardino e nascondersi dentro alla botte solo per ascoltare il tintinnio delle gocce che battevano sopra la superficie di legno. La pioggia lo rilassava e gli teneva compagnia. Ha trasmesso anche a me questa sensibilità riguardo la pioggia e quando riesco amo isolarmi ad ascoltare il suo suono, anche se io devo accontentarmi della lamiera della cornice del mio terrazzo. Penso sia la regolarità con cui colpisce le superfici a regalarmi tanta tranquillità.

Vengo al dunque; questo disco è nato per caso. Ho scritto il testo di The woodworm’s ballad l’estate scorsa. Una giornata sorpresa e bagnata da un acquazzone tipico estivo mi ha ricordato la botte di legno e proposto l’immagine di mio padre bambino. Ho preso il foglio e l’ho messo in un cassetto. La musica è nata mesi dopo casualmente, per un errore mentre suonavo “Il mio canto libero” di Battisti. Ho preso questo accordo “sbagliato” e ci ho costruito un giro che è diventata la canzone che inizialmente avevo intitolato “Summer rain” (poi Marco e Federico mi hanno chiesto se ero proprio convinto del titolo…). Apro il cassetto, spiego il foglio riposto mesi prima e inizio a cantarci sopra. Alla prima occasione insieme ho perfezionato con Stefano e Marco il giro musicale e stravolto la linea melodica del mio cantato che non piaceva proprio. Nel giro di una serata era nata la canzone. Il giorno dopo ho voluto registrare chitarra e voce per non perdere le idee raccolte la sera prima.

Per una questione sentimentale abbiamo deciso di inserire nel disco anche quella registrazione, fatta di pomeriggio davanti al microfono senza effetti né troppa cura. E’ inserita come bonus track e sarà ascoltabile solo sul cd. Questa versione è più veloce e più alta di tonalità, proprio come era stata scritta. The woodworm’ s ballad rappresenta la quiete dopo la tempesta, la pace ritrovata. A questo punto c’era bisogno del “temporale musicale” ed è nato il resto del disco.

IL DUALISMO

Marzo 2019, per caso compro un libro: “Da Jack lo squartatore a Syd Barret – L’estetica del doppio”. Da una parte l’inafferrabile inventore del crimine d’arte, il profeta invisibile dell’iconografia pop del serial killer, dall’altra il leggendario fondatore dei Pink Floyd, genio maledetto della cultura underground, autodistruttivo, anch’egli inafferrabile, invisibile, onnipervasivo eppure assente. Vengo letteralmente rapito dall’idea e dai contenuti, ma trovo il libro scritto in modo davvero difficile. L’autore è Stefano Zanoli, affermato scrittore di manuali didattici e per bambini. Non so come sia giunto a questa dissertazione. L’ autore è italiano, quindi non è difficile perché tradotto male, è proprio stato scritto con una padronanza della lingua italiana fuori dal comune. E’ risultato un po’ pesante da portare a termine. Il contenuto è una lettura in chiave moderna del concetto di dualismo, che Zanoli ha genialmente definito ESTETICA DEL DOPPIO. Suggerendo nomi noti e personaggi famosi, descrive le differenze, i contrasti e i vizi che vivono nelle persone comuni. L’educazione (meglio se severa), l’istruzione e la cultura dovrebbero insegnare ad ognuno come tenere a bada il demone che alberga in noi. Quando falliscono (o peggio non sono prese in considerazione) il lato oscuro prende il sopravvento. Uno degli esempi utilizzati dall’autore e dalla letteratura classica mondiale ci è stato regalato da Robert Louis Stevenson (madre francese e padre scozzese) che ha prima studiato e poi proposto il dualismo interiore dello sdoppiamento della personalità nel suo famoso romanzo “ Lo strano caso del Dottor Jekill e Mr Hyde”. L’ironia del romanziere sta, tra le altre cose, nel presentare un rispettabile scienziato/medico con il nome franco-inglese JE-KILL, tradotto IO AMMAZZO. Quando la sofisticata eleganza francese incontra il cinico sarcasmo anglosassone.

Da Mr Hyde a Jack, fino ai Syd Barret dei nostri giorni, questo libro mi ha suggerito la storia di Skyscraper e del suo protagonista che ho chiamato Jeffrey G. (Nome preso in prestito dal mondo del cinema).
Dopo The woodworm’s ballad (che in origine era stata pensata come un singolo) ho trovato le parole per scrivere e descrivere le altre sette canzoni che troverete nel disco. Ha avuto forte influenza anche il cinema: L’ esercito delle 12 scimmie, Qualcuno volò sul nido del cuculo e Fight club hanno giocato un ruolo fondamentale nella scrittura. Il clima era famigliare insomma, circondato dalle mie chitarre e da ciò che amo.
Primo appuntamento al 16 settembre 2019 per The doubt, primo singolo estratto da Skyscraper.

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