Henri de Toulouse-Lautrec-jalo-arte-20

Dopo l’apertura della grande esposizione su Caravaggio, Palazzo Reale celebra l’estro di Toulouse-Lautrec con una mostra.

 

Henri de Toulouse-Lautrec, uno dei più affascinanti protagonisti dell’Ottocento francese, viene celebrato con una grande mostra allestita dal 17 ottobre al 18 febbraio al Palazzo Reale di Milano. ‘Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec’ espone 250 opere, 35 dipinti, litografie, acqueforti e tutti i 22 manifesti realizzati dall’artista. Provengono dal Musée Toulouse-Lautrec di Albi e da altri importanti musei e collezioni internazionali, come la Tate gallery di Londra, la National gallery of art di Washington, il Museo Puskin di Mosca, il Museum of fine arts di Houston, il Museu de arte di San Paolo, la Bibliotheque nationale de France di Parigi. La sua bravura artistica, manifestata fin da ragazzo, era apprezzata dalle ballerine di can can e dalle cantanti che lui ritraeva in continuazione, accrescendone la popolarità. Il successo dei suoi quadri, dei suoi disegni, che eseguiva in continuazione dai tavoli dei locali notturni, e delle sue incisioni fu sempre notevole. Toulouse-Lautrec soffrirì continuamente di crisi depressive a causa della sua rara malattia congenita che ostacolava la crescita degli arti inferiori, crisi che affogava nell’alcol e nel micidiale assenzio. Arrivò così al delirium tremens, ultimo stadio degli alcolizzati e infine alla morte, a soli 37 anni.

 

La direttrice del museo Toulouse Lautrec di Albi Danielle Devynck

La direttrice del museo Toulouse Lautrec di Albi Danielle Devynck

La bellezza e l’effimero. Mlano rievoca l’esistenza “segreta” di Toulouse-Lautrec

“Sempre e dovunque anche il brutto ha i suoi aspetti affascinanti; è eccitante scoprirli là dove nessuno prima li ha notati”. Così sosteneva Henry de Toulouse-Lautrec  (1864 -1901), raffinato e strepitoso cronista per immagini della vita bohémien di fine Ottocento, della Parigi notturna dei cafè-chantan di cui era assiduo frequentatore che, suo malgrado, di bruttezza e disarmonia se ne intendeva. Ora Palazzo Reale a Milano lo celebra con una ricca mostra dal titolo “Toulouse – Lautrec. Il mondo fuggevole, che rimarrà aperta fino al 18 febbraio 2018. Oltre 200 opere, tra cui 35 dipinti, più litografie, acqueforti e tutti i 22 manifesti realizzati dall’artista. Provengono in gran parte dal Musée Toulouse-Lautrec di Albi, la cui direttrice Danielle Devynch è curatrice della rassegna insieme a Claudia Zevi, e da altri importanti musei e collezioni internazionali, come la Tate Gallery di Londra, la National Gallery of Art di Washington, il Museo Puskin di Mosca, il Museum of Fine Arts di Houston, il Museu de Arte di San Paolo, la Bibliotheque Nationale de France di Parigi.
Era nelle oscure atmosfere della vita notturna che Toulouse-Lautrec si muoveva per trarre ispirazione, immortalare i suoi soggetti preferiti e scovare aspetti a volte torbidi a volte semplicemente inattesi, che nessuno prima di lui aveva raccontato con accertata veridicità. In quegli ambienti di luci soffuse e ombre si rifugiava per riuscire a mitigare la deformità che fin da piccolo lo accompagnava. Nacque infatti con una rara malattia congenita, dovuta alla consanguineità dei genitori, che ostacolava la crescita degli arti inferiori. A ausa di una degenerazione ossea, all’età di 14 anni gli si fratturarono le gambe e fu sempre costretto a muoversi con l’ausilio di bastoni. Di origini nobili ereditò dal padre il conte Alphonse de Toulouse-Lautrec, la passione per il disegno, ma dopo un’educazione classica, maturò un segno grafico sicuro e provocatorio con cui creò immagini moderne e di estremo realismo che fanno ormai parte del nostro immaginario. Alloggiò nel quartiere di Montmartre in rue d’Ambroise, la via dei postriboli e divenne ospite fisso del “Moulin Rouge”, del “Moulin de La Galette” e di altri locali. Amava ritrarre attrici, cantanti e ballerine di can can, che con le sue emblematiche affiche, dai colori accessi in campiture piatte, dalle inquadrature originali, in parte ispirate dalle stampe giapponesi, rendeva ancor più popolari. Tra queste ricordiamo Jane Avril e poi Yvette Guilbert, che furono anche sue compagne.

 

l percorso della mostra è introdotto da uno sguardo introspettivo sulla famiglia di Toulouse-Lautrec, tante le testimonianze fotografiche, mezzo che lui non utilizzava, ma curiosamente amava per farsi ritrarre in modo provocatorio e dissacrante, quindi, si prosegue con illustrazioni, disegni e tele appartenenti al suo periodo di formazione in cui abbondano rappresentazioni classiche di cavalli in movimento e altri animali. L’esposizione si concentra poi sul ritratto, una delle cifre più caratteristiche della sua ricerca, tra cui mirabile è il dipinto “’Étude de nu. Femme assise sur un divan”, del 1882, nudo di ragazza giovane e pudica, il cui accenno sensuale si indirizza sull’unico capo indossato: delle calze nere. Arriva poi la sezione dedicata ai celebri e affascinanti manifesti, genere di cui Toulouse – Lautrec fu maestro e iniziatore, affiancati anche da alcune rare e preziose stampe di maestri giapponesi, certamente conosciute dall’artista, fra le quali la serie erotica completa della “Maison verte” di Utamaro che raffigura l’ambiente dei postriboli, raccolta in un’unica sala. La mostra è stata promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, da Palazzo Reale, da Giunti Arte Mostre Musei e da Electa, in collaborazione con il Musée Toulouse-Lautrec di Albi, con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia.

 

Altre Informazioni

Sito web
http://www.toulouselautrecmilano.it

 

 

 

Fonte: repubblica.it
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