Il pianista e compositore argentino Bruno Sanfilippo torna con il suo nuovo EP Colours Bloom, pubblicato il 9 gennaio 2026 tramite l’etichetta neoclassica ad21music. L’EP, composto da sei brani per pianoforte per una durata totale di circa 15 minuti, esplora atmosfere di melanconia, calma e riflessione, confermando l’approccio intimo e contemplativo che da sempre contraddistingue il suo lavoro. Registrato sul pianoforte Kawai RX-3 presso l’Onix II Studio di Barcellona, Colours Bloom offre uno spazio sonoro dedicato alla quieta introspezione musicale, tra delicate melodie ed eleganti tessiture minimaliste.
Ascolta l’EP Colours Bloom
In concomitanza con l’uscita dell’ EP Colours Bloom abbiamo raggiunto Bruno Sanfilippo per fargli qualche domanda, ecco di seguito l’intervista in esclusiva.
INTERVISTA A BRUNO SANFILIPPO

1) Ciao Bruno come stai?
Prima di tutto, grazie per il vostro interesse e per accompagnare la mia musica per così tanti anni.
Mi trovo molto bene, attraversando una fase di grande attività ma sempre con calma. Mi godo un equilibrio che prima mi risultava difficile da raggiungere, soprattutto considerando che, fin da bambino, sono stato una persona di alta sensibilità, sia fisica che emotiva. In effetti, convivere anche con la Fibromialgia mi ha allontanato dai palchi negli ultimi anni, portandomi a concentrarmi sul lavoro in studio insieme al mio inseparabile pianoforte. Nonostante questa condizione fisica avversa, mi ha immerso completamente nel cammino interiore tramite la meditazione quotidiana, l’autoconsapevolezza e le buone abitudini.
2) La tua è una lunga carriera, con tante soddisfazioni raggiunte, una continua evoluzione artistica, meticolosa e raffinata. Negli ultimi lavori si percepisce una direzione ben precisa: andare verso l’essenziale sia come organico strumentale che proprio come scrittura, ci puoi descrivere le motivazioni di questa scelta?
Credo che ciò che uno crea sia, in sostanza, il riflesso della propria evoluzione personale e delle tracce che lasciano le esperienze attraverso la percezione. Per me, la ricerca della verità è inseparabile dalla ricerca della bellezza; per questo il mio linguaggio attuale tende di più verso la purezza degli elementi e verso una “nudità sonora”, dove il silenzio è diventato un elemento strutturale sempre più presente. Questa svolta verso il ‘semplice’ nasce dalla culminazione della mia ultima opera di grande complessità, ‘Ver Sacrum’, un album denso e strumentato con archi e trattamenti vocali, ispirato alle pandemie e ad altre vicissitudini storiche. Dopo di che, ho sentito il bisogno di allontanarmi dall’ornamento e cercare un movimento verso il minimo, dove il pianoforte e lo spazio acquistano tutto il senso.
3) Sempre ascoltando i tuoi lavori più recenti, diciamo degli ultimi dieci anni, si nota una prevalenza nella ricerca compositiva nel suono piuttosto che la classica stesura su spartito per poi interpretare quanto scritto. E’ così? Come originano i tuoi lavori?
È un’osservazione corretta. Sebbene la mia formazione classica al conservatorio mi abbia fornito una base solida e una visione ampia, oggi il mio processo creativo si allontana dalle strutture rigide e dalla scrittura tradizionale; ho abbandonato la partitura perché non la necessito più come intermediaria. Da un po’ di tempo compongo seguendo l’intuizione: permetto che le idee maturino nella mia mente prima di registrarle, lasciando che il tempo dia loro un volo più alto e personale.
Le mie opere, come succede di solito, nascono dal caos iniziale, da un impulso che poi ordino e rifinisco con molta attenzione. Questo processo si manifesta in due modi distinti nel mio lavoro. Da un lato, nel mio progetto ONIX, mi immergo nel mio sintetizzatore Korg Radias; mi appassiona l’aspetto tattile di interagire con i controlli fisici, modellando il suono per creare texture ambientali e atmosferiche.
Dall’altro lato, il mio pianoforte Kawai RX-3 è uno spazio costante di sperimentazione. A volte cerco sonorità più cupe coprendo la cassa del pianoforte con coperte o mettendo sulla cordiera vari oggetti per alterarne il suono. Altre volte, registro semplicemente in modo tradizionale, esplorando diverse posizioni di microfoni per catturare l’essenza più pura e nuda dello strumento.
4) Staccarsi dalla musica classica per approdare nella neoclassica o musica contemporanea che dir si voglia e penso poi al tuo parallelo progetto ONIX molto sperimentale è stata una esigenza espressiva?
Certamente, all’inizio ho scritto musica di taglio classico che non è mai stata registrata; infatti, conservo ancora alcuni quartetti d’archi che giacciono solo sulla carta.
Tuttavia, la mia incursione in quello che oggi chiamiamo ‘musica neoclassica’ è iniziata all’inizio degli anni ’90, molto prima che esistesse questa etichetta estetica. Opere influenzate dal minimalismo e dall’ambient, con texture pulite che intrecciano la strumentazione classica con sottili sfumature elettroniche. Quegli album iniziali, pubblicati originariamente su CD, oggi si trovano esclusivamente su Bandcamp. Con il cambio di secolo e il trasferimento da Buenos Aires a Barcellona, la mia ricerca si è orientata verso paesaggi più atmosferici. Negli anni 2000 sono nati lavori come Visualia, Ad Libitum, Auralspace, Subliminal Pulse, Ambessence piano & drones o Cromo, alcuni dei quali sotto etichette statunitensi di riferimento come Spotted Peccary e Hypnos Recordings.
In seguito sono arrivati album come InTRO, Urbs, Tangible o Redes, oltre a collaborazioni con artisti come Aukai, Pepo Galán o Jorge Haro.
Fino a qualche anno fa, tutta la mia discografia viveva sotto il nome di Bruno Sanfilippo. Tuttavia, ho deciso di riorganizzare il mio catalogo per offrire maggiore chiarezza concettuale: ho riunito le mie opere di paesaggi sonori e sperimentazione atmosferica sotto il nome di ONIX. È un approccio che continua a piacermi profondamente e nel quale continuo a sviluppare nuove opere ancora oggi.
5) Molti giovani pianisti e compositori, parlando qui di neoclassica, tendono a esaltare l’aspetto meramente superficiale di questo genere musicale cosìcchè succede che poi alla fine si assomigliano tutti. Hai qualche consiglio da dare per liberarsi da questa tentazione controproducente?
Più che dare un consiglio, preferisco condividere una riflessione sul segno dei nostri tempi.
Di fronte all’attuale marea di musica di basso livello creativo o addirittura accondiscendente, il mio suggerimento è di alimentare una curiosità attiva.
Oggi ci troviamo di fronte a una saturazione costante in tutti i generi; con migliaia di opere pubblicate ogni giorno, il discernimento diventa essenziale. Decenni fa, pubblicare musica era un territorio quasi esclusivo per i professionisti che investivano vere fortune in studi di registrazione, poiché la tecnologia domestica era proibitiva o limitata. Ricordo che negli anni ’90 a Buenos Aires riuscivo a malapena a permettermi di produrre un album all’anno; tuttavia, questa limitazione affinava l’ingegno. Ho trascorso molte ore nel mio studio catturando idee su registratori multipista a cassette, su nastri Revox o Akai e altri dispositivi che oggi chiameremmo vintage, ma che all’epoca erano i miei strumenti di resilienza e lavoro.
Nonostante la sovrainformazione, credo che viviamo un momento affascinante. Esiste anche una quantità di musica meravigliosa e interessante; la sfida è che spesso non è esposta nei media mainstream né nelle playlist commerciali. Basta avere la volontà di andarla a cercare.
6) Ti ringrazio per il tempo che ci stai dedicando e ti faccio l’ultima domanda: Progetti per questo nuovo anno? Farai ancora dei live? In Spagna si vive sicuramente bene ma l’Argentina non ti manca?
Mi trovo nelle fasi iniziali di un nuovo album di pianoforte solo basato su improvvisazioni strutturate; sono già spuntate le prime idee, quindi è il momento di accordare lo strumento e regolare con precisione la microfonia. Parallelamente, l’universo di ONIX continuerà ad espandersi con diversi progetti di paesaggi sonori e alcune composizioni un po’ particolari per pianoforte.
Se c’è qualcosa che la musica mi ha regalato, è l’entusiasmo costante, e fortunatamente anche profonde soddisfazioni.
Riguardo le mie radici, Buenos Aires vive sempre in me attraverso la mia famiglia e i miei amici, che visito periodicamente. Tuttavia, il mio posto nel mondo oggi è a Barcellona. Viviamo in periferia, in una casa in montagna immersa nella natura e non lontana dal mare. Qui, circondato dai pini e dal silenzio, c’è il mio Onix II Studio; è il mio rifugio creativo, l’ambiente ideale dove la musica fluisce con la calma di cui ho bisogno.
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