Debora Pagano lancia il suo nuovo singolo, “‘A Sanità”. La scelta di uscire in un giorno tradizionalmente associato alla sfortuna non è casuale, ma rappresenta una dichiarazione d’intenti e una provocazione ironica verso i cliché e le superstizioni. Il brano, scritto e composto interamente dall’artista per metà napoletana e metà siciliana ma da tempo di base a Milano, segna una svolta nel suo percorso professionale: per la prima volta, infatti, Debora Pagano firma un progetto completamente autoprodotto e autodistribuito.
“‘A Sanità” gioca fin dal titolo su un doppio livello di lettura: da un lato la sanità mentale, quel confine sottilissimo e instabile che separa il focus interiore dalla follia, dall’altro il celebre e caotico quartiere popolare di Napoli, un luogo in cui le contraddizioni convivono in perfetto equilibrio. Il confine tra la sanità mentale e la sanità come quartiere è labile in quanto entrambi risultano caotici ma sono in perfetto equilibrio con se stessi, coerenti nell’incoerenza.
Per esprimere questa complessità, l’artista ha scelto per la prima volta di scrivere e cantare in lingua napoletana originale, sfruttando una musicalità immediata in grado di sintetizzare immagini e concetti impossibili da tradurre altrove.
L’intera estetica del progetto si muove tra il mistico e il surreale. La copertina e l’universo visivo fondono iconografia sacra ed esoterismo partenopeo con contaminazioni pop e colte: la struttura cromatica rilegge la celebre cover di “Dangerous” di Michael Jackson, mentre i richiami barocchi e surrealisti rimandano direttamente alle opere di Salvador Dalì. Al centro di tutto si staglia il simbolo del terzo occhio, inteso sia come risveglio spirituale sia come specchio della sorveglianza totalitaria della società moderna.
Il videoclip, girato in modalità spontanea e casalinga e in arrivo nei prossimi giorni, è stato concepito nativamente in formato verticale per smartphone, puntando su una comunicazione social diretta, dinamica e senza filtri per raggiungere un pubblico trasversale.
“In questo brano ho messo alla prova tutta me stessa, sia dal punto di vista sonoro che visivo – dichiara Debora Pagano – È nato di getto un anno fa. Volevo esplorare il contrasto tra spiritualità e strumentalizzazione visiva, tra la realtà cruda del dialetto e l’esoterismo, abbattendo il cliché di chi pensa che vivere a Milano significhi dimenticare le proprie origini. Sono stanca delle etichette della discografia e dei recinti di nicchia: la musica deve essere all inclusive. Non voglio filtri, ci ho messo la faccia, la mia estetica e persino il ballo, superando i miei limiti fisici”.
Dal punto di vista musicale, il brano si sviluppa come un mantra o una cantilena ipnotica che avvolge l’ascoltatore in un loop continuo, in cui i suoni di ambiente e le parole disegnano una narrazione aperta a molteplici interpretazioni, guidata dall’istinto e dalla necessità di distinguere i rapporti tossici dalla propria forza di volontà. Nel pezzo compare anche un cameo estetico e sonoro dedicato a Santa Lucia, protettrice della vista e simbolo legato all’omonimo borgo marinaro di Napoli.
Debora Pagano (classe 1995) è una cantautrice, sound designer, illustratrice e consulente sul diritto d’autore. Con un background solido che spazia dalla Storia e Conservazione dei Beni Culturali alla laurea in Nuove Tecnologie dell’Arte (Sound Design), fino a un Master in diritto d’autore, l’artista unisce da sempre la tradizione della canzone d’autore con la sperimentazione elettronica e l’arte visiva. Nella sua produzione spiccano singoli di forte impatto come “Groupie”, le dediche “A Maggio” e “Tencology”, la collaborazione con Morgan in “Ora Paga” e il brano manifesto “Donna Titanio”, racconto intimo della forza trovata dopo due importanti interventi alla colonna vertebrale che nonostante l’invalidità reale l’ha resa una figura combattiva e di riferimento contro ogni tipo di discriminazione o limite da dover nascondere. Attiva anche come divulgatrice social sul diritto d’autore e sull’indipendenza artistica, Debora Pagano continua a evolversi mantenendo una coerenza intellettuale senza censure.
