Dopo aver aperto il proprio universo sonoro con “Floor”, Andrea Cangianiello, in arte Canja, torna con “Tribe”, il secondo singolo tratto dal suo album d’esordio Yelè, in uscita verso la fine del 2026. Il brano è ora disponibile su tutte le piattaforme digitali.
Se il singolo di debutto “Floor” rappresentava una discesa nei territori più profondi dell’io, un viaggio solitario nel bosco interiore tra caduta, isolamento e sopravvivenza emotiva, “Tribe” ne raccoglie l’eredità e la trasforma in un movimento di apertura. Il cerchio non si chiude: si allarga. La solitudine non scompare, ma cambia forma, diventando richiamo, presenza e appartenenza.
Con “Tribe”, il paesaggio emotivo di Canja muta radicalmente. Dal fitto degli alberi si approda alla profondità del lago, luogo simbolico in cui l’acqua smette di essere semplice contemplazione e diventa specchio di trasformazione. È lì che l’individuo, dopo aver attraversato il proprio buio, comincia a riconoscere la possibilità di un legame più ampio. Se “Floor” era la caduta, “Tribe” è la riemersione.
Al centro della composizione c’è il rito. La batteria, cuore pulsante della ricerca artistica di Canja, supera la dimensione individuale e diventa una chiamata collettiva. È un impulso primordiale, una voce che raduna una comunità invisibile intorno al fuoco. Il ritmo si trasforma in linguaggio ancestrale, il respiro diventa movimento e la ripetizione ipnotica apre uno spazio in cui corpo, memoria e spiritualità si incontrano.
Costruita su percussioni dal respiro tribale, stratificazioni sonore organiche, echi vocali e una tensione ritmica continua, “Tribe” non segue una struttura tradizionale: si sviluppa piuttosto come una cerimonia sonora, un rituale in movimento che accompagna il passaggio dall’isolamento alla comunione.
Nella copertina del singolo, il fuoco che arde sulla riva diventa immagine centrale: scintilla di vita che ritorna, calore che rompe il gelo della distanza, luce capace di trasformare la solitudine in rito condiviso.
“Tribe parla del passaggio dalla solitudine alla comunione,” racconta Canja. “Dopo il viaggio interiore di Floor, questo brano è il momento in cui l’individuo esce dal bosco e incontra il fuoco, il ritmo e la presenza di una tribù più ampia, invisibile ma reale.” (Canja)
Il videoclip ufficiale, in uscita il 4 giugno, accompagna visivamente questa trasformazione. L’introspezione in bianco e nero associata a “Floor” lascia spazio al calore del colore, ai riflessi dell’acqua e alla forza evocativa del falò. Il lago non è una destinazione, ma una soglia: il luogo in cui la solitudine viene osservata, attraversata e lentamente aperta verso un senso nuovo di appartenenza.
L’uscita di “Tribe” avviene sotto una Luna Gibbosa Crescente, fase in cui la luce aumenta senza aver ancora raggiunto la sua pienezza. Una suggestione che rispecchia il movimento della composizione: la trasformazione interiore iniziata nel buio comincia ad aprirsi verso l’esterno, verso il corpo, verso gli altri.
Il lavoro di Canja affonda le radici in anni di esplorazione ritmica attraverso tradizioni, culture e geografie diverse. Nato nel Sud Italia, con radici calabresi e napoletane, ha approfondito nel tempo le tradizioni percussive spirituali brasiliane, i ritmi dei rituali del Candomblé, le influenze nordafricane e le sonorità contemporanee e cinematiche.
Nel suo percorso ha collaborato con musicisti legati a realtà come Olodum e Timbalada, oltre che con artisti quali James Senese, Tony Esposito, Mario Venuti e Rosalia de Souza.
Queste esperienze confluiscono nell’universo in evoluzione di Yelè, album in uscita più avanti nel 2026, costruito attorno a percussione, memoria, spiritualità e trasformazione.
In attesa di Yelè, “Tribe” offre un nuovo sguardo sull’universo artistico di Canja: uno spazio in cui la percussione diventa cerimonia, la memoria si trasforma in movimento e la musica si fa sentiero sacro attraverso il bosco oscuro, verso un risveglio collettivo.
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Credits:
Etichetta: Independent Release
Distribuzione: Digitale – Tunecore
Produttore Artistico: Andrea Cangianiello
Produttore Esecutivo: Andrea Cangianiello
Sound Engineer: Andrea Cangianiello
Registrato Presso: Andrea Cangianiello’ Home Studio
Mixed By: Ruggiero Balzano
Mastering: Emanuele Bossi
Artisti che hanno registrato:
Andrea Cangianiello tutti gli strumenti musicali.
Foto By: Arianna Barone • Photography
Grafica Copertina: Andrea Cangianiello
Drone Pilot: Luka Carnevale
Andrea Cangianiello, in arte ‘Canja’, è un artista la cui musica fonde culture diverse con radici profonde. Nato in provincia di Salerno, incarna una profonda eredità del Sud Italia, con forti ascendenze calabresi e napoletane. Questa radice geografica si fonde con i valori di un’educazione di fede Evangelica, plasmata tra il Lazio e la Calabria, dove le estati trascorse in un paese del Vibonese, hanno cementato un legame indissolubile con la terra.
Il suo percorso da batterista, avviato come didatta, decolla con uno studio privato e intensivo sotto la guida di eccellenze italiane come Cristiano Micalizzi e Emanuele Smimmo. La precoce affermazione professionale lo vede sostituire un maestro in tour, esibendosi giovanissimo al fianco di Daniele Bonaviri, figura di spicco della chitarra flamenca in Italia.
La vera svolta formativa e spirituale avviene in Brasile. Il viaggio, a Salvador di Bahia, lo immerge nei riti del Candomblé, permettendogli di decodificare e trasportare le percussioni dei canti sacri sulla batteria. Questa immersione totale nella radice della percussione brasiliana è un’esperienza unica per un musicista italiano. A Salvador, stringe collaborazioni di altissimo livello con maestri considerati l’eccellenza di Bahia e membri di formazioni leggendarie come Olodum e Timbalada: tra questi spiccano Neney Santos, Dede Reis, i gemelli Dum e Joe e Anderson Souza.
Questo mix esplosivo di radici mediterranee e ritmi afro-brasiliani, conferisce a ‘Canja’ uno stile distintivo sulla scena Romana. Tornato in Italia, la collaborazione con Neney Santos si consolida in un sodalizio fertile che spazia tra registrazioni e live accompagnando artisti e musicisti di calibro nazionale e internazionale: James Senese, Mario Venuti, Rosalia de Souza, Fabiana Martone (Nu Genea), Israel Varela e la cantante jazz Greta Panettieri.
Questa rete di collaborazioni lo ha poi portato ad affiancare musicisti top player italiani come Emiliano Pari e Piero Masciarelli, partecipando a progetti live con Marco Rinalduzzi, Eric Daniel, Ismailà Mbaye. La sua versatilità si estende a collaborazioni di musicisti importanti come Tony Esposito, Karl Potter, Mimmo Epifani e Michele Ascolese (PFM).
Particolarmente significativa è l’esperienza con il giovane compositore Francesco Santalucia nel tour internazionale a supporto dell’artista Meryem Aboulouafa, che ha toccato contesti prestigiosi come l’Indonesia e l’Africa, culminando nell’esibizione al Jazzablanca, uno dei festival più imponenti del Nord Africa.
Febbraio 2026, ‘Canja’ debutta come solista con il singolo ‘Floor,’ aprendo le porte al suo mondo musicale. Il brano è un viaggio attraverso ritmi, culture e radici profonde, anticipando l’uscita dell’album Yelè, sempre nel 2026.
Con il secondo singolo “Tribe”, in uscita il 28 maggio 2026, Canja apre il capitolo successivo di questo percorso. Se “Floor” era la caduta, “Tribe” è il ritorno. Il paesaggio cambia: dal fitto del bosco interiore si approda alla profondità del lago. Qui l’acqua non è più soltanto elemento contemplativo, ma diventa uno specchio di trasformazione, il luogo simbolico in cui la solitudine comincia a dissolversi in appartenenza.
Costruito attorno a percussioni ancestrali, trame sonore organiche, richiami vocali, echi e movimenti ritmici ipnotici, “Tribe” si sviluppa meno come una composizione convenzionale e più come un rituale in movimento. La percussione diventa pulsazione, il fuoco diventa memoria e l’acqua diventa lo specchio della trasformazione. È un invito primordiale a uscire dal proprio bosco interiore per riscoprirsi parte di un tutto, legati dallo stesso ritmo, dallo stesso calore, dalla stessa tribù.
Attraverso Yelè, Canja sta costruendo un universo artistico immersivo in cui l’esperienza personale si trasforma in ritmo universale, la memoria diventa movimento e la musica si apre come forma di guarigione collettiva.
