Alcuni dei più grandi autori della canzone popolare italiana vorrebbero  cambiare il regolamento del Festival di Sanremo e restituire centralità alle canzoni alzando il livello qualitativo musicale

sanremo-petizione-regolamento-jaloUna conferenza stampa convocata in centro a Milano per lanciare un’idea che potrebbe cambiare il prossimo regolamento del Festival di Sanremo. E già qui è necessario un chiarimento: «Chiamiamolo Festival della canzone italiana» tiene a precisare Mario Lavezzi, che diventa il principale portavoce delle idee che animano un già folto gruppo di autori e operatori nel mondo dello spettacolo.

Gli interessati durante la conferenza stampa hanno ribadito:

“Siamo partiti dal presupposto che da diversi anni il Festival è un contenitore televisivo di grandissimo successo, ma che in pochissimi ricordano, stagione dopo stagione, quali sono le canzoni che vi hanno partecipato, se non addirittura vinto. Al contrario, i brani che a fine anno ottengono maggior successo quasi mai passano dal palco dell’Ariston. Oggi nella compilazione della rosa dei concorrenti intervengono le case discografiche, costringendo la direzione artistica a rispettare equilibri che non necessariamente hanno a che fare con la validità della proposta. E, in secondo luogo, si privilegia il personaggio, e non la canzone. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

Un obiettivo molto alto. Ma anche un tentativo di ridare fiato ai giovani autori, sempre più spesso compressi dalle logiche di mercato. È un «sentiment», una sensazione sempre più diffusa negli ultimi anni alla quale i re dei nostri autori hanno aderito mettendoci la faccia come ormai non si è più abituati a fare. Ed è nato un manifesto che sarà presentato anche al ministro Franceschini e al sindaco di Sanremo, oltre che ai vertici Rai, con la firma di oltre cinquanta super nomi della nostra canzone, da Loredana Berté a Ornella Vanoni, da Gigi D’Alessio a Tony Renis passando per Roby Facchinetti, Maurizio Costanzo e Peppino Di Capri. «Si ritornerebbe al Sanremo di una volta – ha detto Mogol – e si alzerebbe il livello delle canzoni e la loro qualità. Oggi nella scelta si cerca il massimo dell’audience.

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