Il 27 novembre 1942 nasceva a Seattle il grande 𝐉𝐢𝐦𝐢 𝐇𝐞𝐧𝐝𝐫𝐢𝐱, chitarrista e cantautore, grande innovatore nell’uso della chitarra elettrica nella musica rock.

…Ed è proprio per via di quella voglia continua di rinnovarsi, di superare i propri limiti, che gli anni che separarono il chitarrista di Seattle dalla prematura scomparsa resteranno per sempre oggetto di studio da parte di critici e addetti ai lavori. Trovata una formula, Hendrix avrebbe potuto replicare all’infinito i medesimi stilemi; invece decise di passare gli ultimi anni della sua vita chiuso in vari studi di registrazione, attorniato da band che cambiavano di continuo e senza riuscire a trovare quello che stava cercando. O meglio, trovandolo solo in parte.
Il vero problema fu che, proprio a causa di quei conflitti interiori, oltre che per l’utilizzo smodato di sostanze, Hendrix aveva cominciato presto a perdere il controllo della situazione, sempre più invischiato all’interno di dinamiche più grandi di sé e della propria fragile psiche. Dinamiche che ne condizionarono tanto la vita sociale quanto, di riflesso, quella artistica. Chi gli stava intorno, chi ne gestiva gli affari e ne intascava i profitti, aveva finito per imbrigliarne la forza creativa, cercando di sfruttarne la fama contrastandone la naturale voglia di sperimentare e di superare i confini della propria musica. I promoter stessi cominciarono ad ingaggiarlo affinché eseguisse semplicemente i classici della propria discografia, sempre nello stesso modo, quasi fosse un clown da circo.
Lui, invece, dopo un album di debutto come Are You Experienced? (1967) aveva spostato il baricentro della propria creatività verso lidi completamente diversi, spinto da una sensibilità che lo portava a non accontentarsi di un effimero successo di pubblico che, comunque, inizialmente aveva ricercato con tutte le forze. «Se sono libero è perché continuo a correre»,
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era solito dire a chi gli chiedeva quale fosse la forza che lo spingeva a non riposare sugli allori, ma a continuare la propria ricerca…
Dal capitolo “Jimi Hendrix. Freedom” del libro “LE LEGGENDE DEL ROCK” di Luca Hank Garrò

Non ho mai conosciuto Star che non siano intimamente timide e fragili, possedute dalla fretta di inseguire il proprio personaggio e dal timore di perderne il controllo.

Dalla prefazione di Eugenio Finardi

“LE LEGGENDE DEL ROCK. Qui per restare”

di Luca Garrò

In libreria

Da diversi anni, la storia della musica popolare e del rock in particolare non è più di pertinenza esclusiva degli addetti al settore, ma è diventata oggetto di studio di uomini di cultura, storici del costume e sociologi.

Questo libro racconta uno dei fenomeni culturali più rilevanti del ‘900 attraverso le vicende e le opere dei suoi protagonisti. Ogni capitolo del libro è dedicato alla biografia di una personalità di spicco del movimento e, allo stesso tempo, al contesto storico e socio-culturale in cui questa si è mossa.

Giornalista e storico della musica, Luca Garrò ha scritto per alcune delle riviste musicali più note del nostro paese, da Rolling Stone a Jam, passando per Rockstar, Rocksound, Onstage, Rock Hard e Classic Rock.

Per Hoepli è autore dei volumi Freddie Mercury (2016), David Bowie (2017), Jimmy Page e Robert Plant (2018), oltre ad aver contribuito a Storia Del Rock (2014), Jimi Hendrix (2015) e Jim Morrison (2016).

Per diversi anni è stato tra i curatori del Dizionario del Pop Rock Zanichelli.

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