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Photo courtesy of Fabrizio Paterlini

Nato a Mantova qualche anno fa, cresciuto tra l’aria dei Gonzaga, il profumo dei tortelli alla zucca e tanta buona musica. Oggi è un raffinato musicista molto apprezzato all’estero da un pubblico eterogeneo, abbiamo il piacere di incontrare un compositore/pianista italiano di livello internazionale a cui diamo il benvenuto su Jalo e ringraziamo per averci concesso questa intervista, parliamo con Fabrizio Paterlini.

1) Fabrizio benvenuto! Il nostro motto è: dieci domande per dieci minuti. Dalla tua biografia si evince che la passione per la musica ti abbia contagiato sin dalla tenera età, passando tra generi diversi sei poi approdato a quella classica contemporanea, ma solo da qualche anno stai riscuotendo un certo seguito, come lo spieghi?

 
Direi che il bel periodo che sto attraversando è conseguenza di un lavoro costante, a tratti sfiancante, iniziato ormai circa 9 anni fa, con la pubblicazione del mio primo album “Viaggi in aeromobile”. Ho utilizzato molto la rete per distribuire la mia musica e farmi conoscere da quanta più gente possibile. Tempo e a volte un pizzico di fortuna, mi hanno aiutato a togliermi qualche bella soddisfazione.

 

2) La musica che proponi (minimalista) è decisamente un genere di nicchia tuttavia in molti si stanno affacciando a questo genere musicale nato a New York negli anni sessanta come risposta alla musica dodecafonica o seriale, non ti sembra curioso questo fatto? Emulazione oppure realmente un sentimento sincero?

 
Io credo che questa musica arrivi solo se sincera. Creare giri armonici “ad hoc” e condirli con qualche arpeggio non funziona. E io credo che le persone questo lo sentano. Dunque credo che questo genere di musica non possa esistere se il compositore realmente non mette in gioco il suo universo interiore nella composizione.

 

3) Scendiamo più nel tecnico, la composizione, la vivi come un’urgenza espressiva o pianifichi via via brani facendo massima attenzione alla forma alle regole dell’armonia, al linguaggio musicale che senti più tuo? Parlaci un po’ del tuo approccio, dove componi, da dove parte il tutto e come ti muovi.

 
Compongo al pianoforte, sempre. E compongo nei momenti più diversi. A volte sono i 5 minuti rubati nell’arco della giornata, a volte invece è il tempo che dedico quotidianamente allo studio. Suonare, più che comporre, è un’urgenza espressiva.

 

4) Hai pubblicato già diversi album, non si può esimersi dal non notare una certa evoluzione sia compositiva che a livello di strumenti e di registrazione intesa come “sound”, è stato un percorso naturale o pieno di insidie?

 
E’ una normale evoluzione come musicista e come uomo. Non ho mai rinunciato alla curiosità in musica: è naturale per me ascoltare musica tutto il giorno, sperimentare con nomi del tutto sconosciuti, avvicinarmi a generi nuovi. Quindi è normale poi trasporre queste “contaminazioni” nel proprio linguaggio. Da qui la necessità di muoversi dalle sonorità di piano solo (che pure continuo ad adorare) per aggiungere prima altri strumenti acustici (archi) e quindi l’elettronica.

 

5) Hai da poco concluso alcuni concerti in Russia, il tuo sito personale ( www.fabriziopaterlini.com ) è in inglese, i tuoi profili social sono in inglese, su wikipedia figuri solo nella versione english, come mai tutto ciò? Il popolo italico è distratto? Non vi è mercato? Nemo profeta in Patria?

 
Non mi pongo questo problema, più di tanto. Nel senso che continuo a lavorare con la medesima dedizione e determinazione e se poi le cose cambieranno anche in Patria, beh io sarò pronto. Quello che mi porta a suonare a Mosca o a Bratislava non è diverso da quello che teoricamente potrebbe portarmi a Milano o a Roma, quindi io credo sia solo una questione di tempo.

 

6) In tanti anni avrai potuto sicuramente suonare su diversi tipi e marche di pianoforte, quale preferisci? Ne possiedi uno in casa?

 
In studio suono un Seiler verticale. Adoro il suo suono “trasparente” e caldo sui medi. Dal vivo non c’è storia, quando suono un coda Steinway Model D, la differenza si sente, eccome.

 

7) Si dice che la musica sia contemporanea a chi la suoni e chi la ascolti, il tuo genere musicale, piuttosto che ad un virtuosismo della tastiera obbliga ad un certo “virtuosismo dell’anima”, come se fosse lo strumento a “suonare l’esecutore” facendogli rivivere quelle emozioni che hanno portato alla creazione di quel dato brano. Che difficoltà ci sono nel promuovere uno stile diciamo emozionale, molto personale ed intimista? In tal senso per te il fine di far musica è?

 
Il fine di fare musica è che arrivi a più persone possibile, ma non è con questo presuppposto che scrivo musica. Scrivo musica perché quello è il mio linguaggio preferenziale, è il modo più diretto con cui riesco ad esprimermi. Poi, come per tutti, vogliamo arrivare a più gente possibile, vogliamo suonarla su un palco, vogliamo condividerla. Comporre musica e lasciarla giacere su nastro (o su hard drive) è un controsenso, per me.

 

8) Momento ludico. Qualche giorno fa al telefono con la pianista Irene Veneziano mi raccontava che nel mezzo di un importante concerto si staccò l’intera pedaliera del pianoforte, posandosi a terra fortunatamente rimasero collegate le aste dei comandi cosìcchè con non poca difficoltà riuscì comunque a concludere il concerto. Ci racconti un tuo episodio “OFF” durante un Live, un concerto, un evento importante o un imprevisto che avrebbe potuto nuocere la tua carriera?

 
Niente di così drammatico! Direi che proprio recentemente mentre stavo preparando gli strumenti a Berna, ho scoperto che la Svizzera usa spine diverse dalle nostre (!) e che, soprattutte, le cosiddette “tedesche” non entrano neanche a morire. Fortuna ha voluto che il gestore del locale avesse un paio di riduzioni, altrimenti avrei lasciato sul palco tutta la mia sezione elettronica (3 sintetizzatori, effetti vari ed un mellotron) inerte sul palco a fare scena!

 

9) Proseguiamo nel momento ludico, molti tuoi fans, appassionati, seguaci, amici virtuali e non si chiederanno: “Ma Fabrizio Paterlini il tempo libero come lo impiega?”

 
Passo molto tempo con la mia famiglia. Sono padre di due bimbi meravigliosi e quando non sono con loro, sono in studio.

 

10) Nel salutarti, ultima domanda decisamente banale, presente in tutte le interviste, ma necessaria: progetti per il futuro o l’immediato? Qualche anticipazione per il tuo pubblico?

 
Il mese prossimo suono in Italia e questa è già una bella notizia. Sarò infatti ospite del Ribbon Club a Terracina – sto inoltre terminando di lavorare sul nuovo album. La pre-produzione è quasi terminata e spero di riuscire ad avere il master pronto entro il 2016.

 

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